Il fascino storico della Rocca Paolina
Nel centro storico di Perugia, all’estremità sud di Corso Vannucci, uno spazio oggi occupato da aiuole, panchine e fontane, dal monumento equestre di Vittorio Emanuele e dal Palazzo della Provincia, si trovava l’insieme di edifici chiamato dai perugini Rocca Paolina.
Sebbene resti solo parte di questa imponente struttura, percorrendo i suoi spazi interni si ha la possibilità di vivere una vera e propria città sotterranea ancora esistente sotto piazza Italia. Un’installazione con modelli plastici della città di Perugia permette ai visitatori di comprendere le radicali trasformazioni che questi quartieri hanno subito. Ampi spazi con alti soffitti si intervallano ad anguste vie e angoli reconditi. Le inferriate, gli archi e le volte in mattoni, le feritoie da cui scrutare all’esterno permettono di rivivere il clima cinquecentesco nel quale la Rocca Paolina è nata. Questa, infatti, venne edificata per volere del papa a partire dal 1540 e nel 1547 risultava completata. La costruzione della fortezza aveva lo scopo di controllare politicamente e soggiogare la città, riconducendo la vita cittadina a una qualche forma di normalità. Perugia aveva perso il prestigio che le derivava dal buon governo comunale medievale e si stava avviando ormai al destino di città sottomessa allo Stato della Chiesa.

I Baglioni e la Guerra del sale
I membri dei diversi rami della famiglia Baglioni, che esercitava su Perugia una signoria di fatto -non istituzionalizzata-, si contrapponevano gli uni agli altri in fazioni armate. Il dominio dei Baglioni era stato fiaccato già nel 1532 con l’esilio imposto ad alcuni membri della famiglia da Clemente VII e la confisca dei beni. Nel 1534 Ridolfo rientrò in città dopo la dipartita del papa Medici ma non riuscì a recuperare la solidità che i Baglioni avevano avuto nei tempi passati. Nel 1540 il papa espresse la volontà di aumentare il prezzo del sale che i perugini acquistavano dalle saline pontificie. Va detto che, a quei tempi, il sale era fondamentale nel processo di conservazione del cibo, dunque indispensabile. Il consiglio popolare di Perugia si ribellò all’imposizione e, per tutta risposta, papa Farnese scomunicò il popolo perugino. Da qui allo scontro armato fu un attimo e le truppe pontificie, capeggiate da Pier Luigi Farnese, ebbero la meglio. La tradizione vuole che proprio in occasione di questa disputa, detta appunto “guerra del sale”, nacque l’usanza di sfornare il caratteristico pane sciapo.
In questo contesto, nel 1540, papa Paolo III Farnese affidò ad Antonio da Sangallo il Giovane (Firenze 1484 – Terni 1546) l’incarico di costruire la Rocca Paolina.
La Rocca Paolina contro i nobili perugini
La costruzione sorgeva sulle case dei Baglioni comprese tra la chiesa di S. Ercolano a est e S. Maria dei Servi a ovest. Vennero contestualmente distrutte anche le abitazioni dei notabili che avevano preso parte alla sfortunata ribellione perugina. Si andava delineando per Perugia la prospettiva di diventare un territorio affidato a un membro della famiglia Farnese come capitano perpetuo. Serviva dunque che ci fosse, ben protetto entro il perimetro della fortezza, anche un palazzo in cui il governatore di Perugia potesse risiedere con agio. Il papa fece però sterzare il progetto verso la realizzazione di un palazzo papale, affidando il compito all’architetto perugino Galeazzo Alessi. Una mastodontica costruzione articolata in diverse parti: un corpo centrale, un corridoio fortificato e la fortezza collocata al termine di esso. Ciò che si può ammirare oggi è solo una parte residuale, perché nel 1860, con una grande cerimonia, si diede inizio alla distruzione dell’edificio simbolo dell’odiato potere papale.

La mano di Sangallo
Sullo stesso asse del corridore si trova ora l’impianto delle scale mobili che conducono dentro la Rocca Paolina. Entrando nella fortezza si vedono gli altissimi archi realizzati in laterizio da Antonio da Sangallo per chiudere il cielo delle vie medievali; al di sopra di tutto questo avrebbe trovato posto il palazzo. L’architetto rinascimentale dovette tenere conto delle strutture preesistenti come la cerchia delle mura etrusche, sulle quali si apriva uno degli accessi monumentali della Perugia antica. Sangallo fece smontare l’apparato decorativo della porta e lo fece spostare in avanti di alcuni metri. Ancora oggi è possibile ammirare l’etrusca porta Marzia rimontata sul parato in mattoni. Spostandosi all’interno della Rocca Paolina è facile distinguere gli edifici della Perugia medievale, che si distinguono per i materiali impiegati: porte, pareti e strutture realizzate in pietra vanno considerate antecedenti alla costruzione cinquecentesca. Questa invece venne realizzata in mattoni, materiale più resistente ai colpi delle armi da fuoco che cambiarono, proprio dal Cinquecento, le modalità di combattimento.

Le opere perdute
Il palazzo costruito al culmine della fortezza ospitava ambienti di raffinata bellezza, con decorazioni murali documentate da Giorgio Vasari. Si è perso così, con le distruzioni ottocentesche, quello che era forse il più importante ciclo di pittura manierista della città. È da registrare inoltre la perdita, anche se non completa, del ciclo di affreschi che ornava la casa di Braccio Baglioni: commissionato probabilmente a Domenico Veneziano nel 1438, questo complesso decorativo raffigurava gli uomini illustri della città. Oggi rimane solo la figura di un armato nelle collezioni della GNU.





