Padre Eterno con i Santi Rocco e Romano, un affresco del Perugino a Deruta

San Romano in abiti rinascimentali rivolge lo sguardo verso Dio, inscritto in una cornice a forma di mandorla al centro dell’opera; San Rocco, vestito da pellegrino, guarda verso lo spettatore mostrando una ferita sanguinante sulla coscia destra, segno della peste che lo colpì durante la sua vita. Sotto i loro piedi un pavimento con motivi geometrici e ancora più in basso la città di Deruta, indicata anche da San Romano. Alle spalle dei due Santi, un drappo a tinta unita fa da sfondo alla composizione.

Padre Eterno con i Santi Rocco e Romano, un affresco del Perugino a Deruta

Il Padre Eterno con i Santi Rocco e Romano è un affresco realizzato dal Perugino per la chiesa di San Francesco in Deruta. I protagonisti sono San Romano e San Rocco: il primo rivolge lo sguardo al Padre Eterno posto in alto, dentro una mandorla; il secondo è vestito da pellegrino e mostra la ferita alla coscia (segno della peste da cui è stato contagiato). Entrambi tengono in mano un bastone. I due Santi, in pose eleganti e ben equilibrate, occupano uno spazio ideale delineato da un pavimento a forme geometriche e un drappo rosso alle loro spalle.

La peste mette in dubbio la datazione dell’opera

Sotto i due Santi, corrono i loro nomi e un’iscrizione; la scritta attesta la realizzazione del dipinto al 1475, a seguito di un decreto pubblico. In realtà è probabile che l’affresco sia successivo al 1476 (anno in cui la città è stata colpita da un’ondata di peste); il lavoro potrebbe essere stato commissionato come ex-voto (cioè come segno di riconoscenza per una grazia ricevuta) al termine dell’epidemia.

La veduta di Deruta nella parte bassa dell’affresco (indicata dalla mano di San Romano e ben riconoscibile dalle architetture), sembra confermare questa teoria e sottolineare l’intercessione dei Santi a beneficio dei fedeli della città.
L’affresco è stato staccato dalla sua sede originaria ed ora si trova nella Pinacoteca comunale.

Tratti in comune con altre opere del Perugino

Quest’opera, “cellula primaria del linguaggio peruginesco che verrà poi a imporsi dappertutto” (P. Scarpellini, 1984), è stilisticamente affine all’Adorazione dei Magi conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria, del 1475 circa; uno dei primissimi lavori condotti dal pittore arrivato a Perugia dopo l’apprendistato fiorentino.

In breve tempo la fama di Perugino raggiungerà Roma e il Papa, che gli commissionerà la decorazione dell’abside della Cappella della Concezione nella Basilica costantiniana di San Pietro (1479) e delle pareti della Cappella Sistina, accanto a Botticelli, Ghirlandaio e Cosimo Rosselli (1481).