San Rufino: il santo e la chiesa
La cattedrale di Assisi, cioè la chiesa dove si trova la cattedra del vescovo, è situata nel fulcro antico della città, sul versante opposto rispetto alla Basilica di San Francesco. È dedicata a san Rufino che, secondo la tradizione, è stato il primo vescovo di Assisi e ne è poi divenuto il santo patrono. Le notizie sulla vita di Rufino si trovano in un sermone di san Pier Damiani, (XXXVI, Miracula Beati Rufini Martyris), datato alla metà dell’XI secolo, e in un codice del XIV secolo appartenente all’Archivio Capitolare di Assisi, il Leggendario – Passionario n°4, che tramanda informazioni sulla passione, morte, ritrovamento e culto iniziale del corpo. La storia di Rufino inizia nel III secolo nella città di Amasia, nell’attuale Turchia, da dove partì insieme al figlio Cesidio per andare a predicare. Approdati in Abruzzo, intrapresero l’opera di evangelizzazione durante il periodo delle persecuzioni contro i cristiani. Cesidio restò nella Marsica mentre Rufino giunse ad Assisi, dove portò il messaggio evangelico fino al punto di dare la propria vita per Cristo. Era l’11 agosto del 238 quando egli venne catturato, torturato e ucciso per volere del console romano della città, Aspasio. Con un pesante sasso al collo Rufino venne gettato nel fiume Chiascio, dove annegò presso Costano. Il corpo del santo, pietosamente recuperato, fu sepolto nell’area del ritrovamento e solo successivamente, verso l’VIII secolo, le spoglie di Rufino vennero traslate in Assisi in una piccola chiesa che già esisteva ed è ricordata come “parva basilica”. Questo edificio cristiano sorgeva sul luogo anticamente sacro alla Bona Matre romana e dove oggi si trova l’attuale cattedrale.
La chiesa
Rufino ha portato in città la fede cristiana, ha fondato la Chiesa di Assisi e qui è stato martirizzato. Per questi motivi è intitolato a lui l’edificio di culto più importante, la cattedrale. La “parva basilica” delle origini fu ricostruita per volere del vescovo Ugone nei primi decenni dell’XI secolo. La chiesa ugoniana, che assunse il titolo di cattedrale, era in stile romanico ed era affiancata dall’alto campanile quadrato che ancora oggi svetta su Piazza San Rufino. Un centinaio di anni più tardi, nel 1140, il progetto di una chiesa più grande venne affidato al maestro Giovanni da Gubbio, come ci tramanda una lapide murata in un ambiente adiacente alla sagrestia. A causa di lotte politiche nate per il dominio imperiale e seguite da scontri interni, il cantiere della nuova cattedrale di Assisi proseguì per più di un secolo. San Francesco (1182-1226), infatti, non vedrà l’edificio completato, consacrato solo nel 1253 da Papa Innocenzo IV. Dall’antichissima testimonianza di Rufino la fede giunse fino a Francesco, che predicò diverse volte nella piazza antistante la chiesa in costruzione, divenendo testimone a sua volta. Qui san Francesco venne ascoltato da Chiara, che scelse di seguirlo.

Un capolavoro dell’arte romanica in Umbria
La facciata di San Rufino
La Cattedrale di San Rufino viene ornata da una facciata che rappresenta uno degli esempi più significativi del romanico umbro, eseguita tra XII e XIII secolo, un capolavoro confrontabile con la coeva facciata del Duomo di Spoleto. La parete è divisa in tre sezioni orizzontali e tre verticali, queste segnate da alte lesene. La sezione orizzontale inferiore è ripartita in riquadri e scandita da tre portali decorati, uno centrale e due laterali di dimensioni inferiori. I portali piccoli sono sormontati da lunette con coppie di animali affrontati, due pantere a sinistra e due pavoni a destra. L’ingresso centrale è affiancato dalle sculture di due leoni: quello a sinistra azzanna un uomo e quello a destra stringe fra gli artigli un ariete. Il felino di sinistra può simboleggiare il concetto che solo morendo è possibile accedere alla vita eterna, mentre quello di destra rappresenta la protezione che il fedele trova tra le braccia della Chiesa. Il portale è riccamente decorato con motivi geometrici, girali e tralci popolati da animali reali e fantastici, fiori e frutti. La lunetta soprastante presenta al centro un clipeo che racchiude la figura di Cristo Re in trono tra il sole e la luna, a sinistra la Vergine Maria che allatta il Bambino e a destra san Rufino vescovo. Una serie di archetti pensili sorretti da mensole con teste umane e animali marca la zona mediana della facciata, nella quale spiccano tre rosoni. Quello centrale, il maggiore, è circondato dal tetramorfo, cioè i simboli dei quattro evangelisti, ed è sorretto da tre figure maschili, chiamati telamoni, ritti sul dorso di tre animali. Aguzzando la vista si può notare che anche il rosone di sinistra è decorato da sculture: al centro vi è san Michele Arcangelo che trafigge il drago e ai lati del cerchio due figure sostengono il rosone. La rosa di destra, infine, presenta accanto un cane.

I simboli sulla facciata di San Rufino
Il numero tre, con la sua valenza simbolica, è il filo conduttore della facciata di San Rufino, ci sono infatti:
- 3 sezioni orizzontali e 3 verticali
- 3 portali
- 3 lunette
- 3 rosoni
- 3 telamoni
Il tre, simbolo della Trinità e numero perfetto, non è l’unica iconografia presente nella facciata della cattedrale di Assisi. I dettagli sono moltissimi, come le sculture che hanno un valore simbolico, singolo e unitario, e non sono un mero decorativismo fine a se stesso. Il messaggio veicolato tramite la scultura romanica era facilmente leggibile per un cristiano che si trovasse ad Assisi del XII-XIII secolo. Con il tempo, però, questo significato si è perso ed è possibile proporre solo delle interpretazioni, come lo scontro tra il bene e il male, la scelta della concordia civile e il rifiuto della violenza, l’incarnazione del Verbo e il Giudizio finale. Gli studiosi ritengono, inoltre, che il messaggio tradotto in pietra si riferisca ai turbolenti eventi storici e politici vissuti dalla città in quegli anni. Gli autori di questo importante apparato figurativo sono sconosciuti, tuttavia le opere scultoree sono state attribuite all’officina di Rodolfo e Binello, attivi anche a Bevagna.
L’interno e il “tiro alla fune”
L’interno della cattedrale non si presenta più in stile romanico perché, a causa di dissesti sismici, venne completamente rinnovato tra il 1571 e il 1585 dall’architetto perugino Galeazzo Alessi, il quale ha lavorato anche alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e a Città della Pieve presso Palazzo della Corgna. Divisa in tre luminose navate, la chiesa è addossata ad un muro romano di cui si vedono dei tratti emergere dietro gli altari di sinistra. Sorprende la perfezione della cisterna di II secolo a.C., visibile appena varcato l’ingresso e sulla quale è stato impostato il campanile romanico. Delle lastre in vetro sul pavimento consentono di osservare i resti della chiesa precedente e di percepire la stratificazione storica della cattedrale di Assisi. Secondo la tradizione al fonte battesimale ricevettero il primo sacramento san Francesco e santa Chiara, che sono immortalati in due sculture ottocentesche di Giovanni e Amalia Dupré presso i primi due pilastri della navata.
Nel sermone di san Pier Damiani viene ricordato un curioso evento che narra della contesa della cassa di san Rufino. Tale disputa ha visto contrapporsi il vescovo Ugone, che voleva spostare la salma nell’antica cattedrale di Santa Maria Maggiore, e il popolo di Assisi, che invece voleva inumare il santo nella chiesa che sarebbe poi stata ad esso dedicata. La tradizione vuole che sia stata indetta una gara di “tiro alla fune” con la cassa del santo. I contendenti erano gli uomini del vescovo e pochi popolani di Assisi che, vincendo la contesa, decretarono dove venissero custodite definitivamente le spoglie sante.
