San Francesco di Assisi e la Porziuncola
La piana sotto Assisi è tra le più suggestive d’Italia per i colori, le forme e la vista sulla città di pietra bianca e rosa che segue le coste del Monte Subasio. Proprio nel mezzo di questa valle, che Francesco chiamava “valle mea spoletana” è sbocciato il fiore delle vite di Francesco e Chiara. Tommaso da Celano, primo biografo del Santo, racconta l’arrivo del Poverello alla piccola parte di terra sulla pianura; egli aveva già restaurato la chiesa di San Damiano quando “si trasferì nella località chiamata la Porziuncola dove c’era un’antica chiesa, in onore della Beata vergine Madre di Dio, ormai abbandonata e negletta. Vedendola in quel misero stato, anche perché aveva grande devozione per la Madre di ogni bontà, il Santo vi stabilì la sua dimora e terminò di ripararla nel terzo anno della sua conversione.” Fu proprio intorno a quella chiesetta di campagna abbandonata, presumibilmente edificata nel IV secolo e donata al Santo dai benedettini del Subasio intorno al 1209, che nacque la prima brigata francescana composta da un piccolo nucleo di amici entusiasti. A detta di G.K. Chesterton essa divenne “la casa di molti uomini senza una casa”.
La Porziuncola, luogo di avvenimenti
Qui Francesco approfondì la conoscenza della sua vocazione definita dal vivere in povertà e in comunione con i fratelli annunciando la salvezza. Qui i primi seguaci abitarono e da qui partirono verso le città umbre e i territori circostanti. Qui la notte della domenica delle palme del 1211 o 1212 Francesco taglierà i capelli a Chiara Scifi, fuggita alla Porziuncola per unirsi alla comunità francescana. Sempre qui il Santo affronterà le sue tentazioni e avrà le sue visioni. In questo posto amato desidererà che possano ottenere il perdono tutti gli uomini, e accoglierà la ratifica dell’indulgenza da parte di papa Onorio III. Qui Francesco chiese di essere condotto sentendo prossima la fine della sua vita e venne adagiato sulla nuda terra nell’infermeria attigua alla chiesetta, oggi detta Cappella del Transito. Morì il 3 Ottobre del 1226 nello stesso luogo in cui aveva iniziato il suo cammino che, da allora, non si è mai arrestato.
Ci vuole un luogo perché gli avvenimenti possano accadere e per Francesco questo fu, più di altri, un porto da cui partire e a cui poter tornare.

La Porziuncola e il suo scrigno: Santa Maria degli Angeli
Porziuncola
La Porziuncola, ancora oggi santuario e casa madre dell’ordine francescano, si presenta come una piccola costruzione quadrangolare. La sua struttura è piuttosto fedele a quella esistente nel XIII secolo, cui nel tempo sono state aggiunte sovrastrutture e parti decorative. Sul tetto a capanna una piccola edicola gotica accoglie una Madonna del latte e prolunga il vertice della facciata affrescata da Friedrich Overbeck nel 1829. La porta lignea trecentesca immette nella piccola navata dove risplende la pala di Prete Ilario da Viterbo. Dipinta nel 1393 raffigura l’Annunciazione e gli eventi miracolosi che portarono all’istituzione della Festa del Perdono d’Assisi. La parte posteriore della Porziuncola venne affrescata dal Perugino con una Crocifissione, oggi frammentaria, di cui scrisse Giorgio Vasari nella “Vita di Pietro Vannucci”. Si apprezza ancora in basso a destra la figura di Francesco inginocchiato ai piedi della croce.
Pala del Perdono di Assisi
La pala racconta la storia del Perdono di Assisi. Al centro è raffigurata la Vergine che riceve l’annuncio dall’arcangelo Gabriele mentre intorno vengono narrati gli accadimenti che condussero all’istituzione dell’indulgenza. Francesco, al culmine di una tentazione, si gettò in un cespuglio di rose selvatiche che, da allora, persero le spine. Successivamente due angeli lo condussero in contemplazione della Vergine Maria e di Gesù: “Cosa vuoi Francesco?”, gli chiesero. Il Poverello rispose “Santissimo Padre nostro, quantunque misero e peccatore, io ti prego che Tu conceda perdono intero, remissione completa di tutte le colpe, a quelli che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa”. Francesco chiese poi conferma di tale privilegio al papa, fino al quel momento accordato solo ai pellegrini di Terrasanta e di San Giacomo di Compostela, per poi comunicare al popolo il dono ricevuto a beneficio di tutti coloro che si fossero recati alla Porziuncola.
La Porziuncola da piccola parte di terra diviene così porta del cielo. Chi attraversa la sua soglia avrà una nuova occasione poiché, come è scritto all’ingresso, Hic locus sanctus est.
Santa Maria Degli Angeli
Papa san Pio V stabilì di costruire la Basilica di Santa Maria degli Angeli per custodire la Porziuncola. L’architetto perugino Galeazzo Alessi progettò il santuario che venne innalzato tra il 1569 e il 1679. L’interno, maestoso e semplice, esalta al centro la Porziuncola. Nel presbiterio, sulla destra, si trova la cappella del Transito, l’antica infermeria in cui San Francesco passò a miglior vita, impreziosita da affreschi dello Spagna e da una terracotta smaltata di Andrea della Robbia. Nel complesso della basilica si trova anche il roseto nel quale Francesco si gettò in preda alla tentazione e non ricevette neanche un graffio poiché le spine scomparvero immediatamente. Ancora oggi in questo minuscolo giardino cresce la Rosa Canina Assisensis, naturalmente senza spine.
San Francesco: il Poverello di Assisi
Un giovane assisano nel 1206 si era spogliato sulla pubblica piazza e si era rivolto a Pietro di Bernardone dicendo: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro che sei nei cieli, perché in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza” (da Vita prima di Tommaso da Celano, la più antica biografia del Santo composta nel 1228-29). Dopo questi fatti Francesco partì per Gubbio dove venne accolto da Federico Spadalonga, suo amico dai tempi della prigionia a Perugia. Fu costui a donare al Poverello un saio di umilissima tela. Dieci anni dopo, quella umile tunica era diventata la divisa di cinquemila uomini; cent’anni dopo Dante volle indossare un saio francescano poco prima di morire e così fu deposto nella tomba. Ancora oggi quella veste marrone stretta in vita da una corda è indossata da molti uomini e donne, testimoni moderni di Francesco.





