Chiara: la nascita del Secondo Ordine
Quando Francesco nel 1206 compì sulla pubblica piazza il gesto di spogliarsi delle vesti, Chiara era una fanciulla di tredici anni. Ella apparteneva a una nobile famiglia della città, gli Scifi, e viveva contornata dall’amore della sua famiglia e dagli agi della sua condizione. Tuttavia, il gesto di Francesco la conquistò e dentro di lei spuntò il germoglio di un interesse verso quegli uomini che, avendo lasciato tutto, vivevano di elemosina e di carità aiutando i lebbrosi presso la Porziuncola. Cinque anni dopo, nella Domenica delle Palme del 1211 o del 1212, Chiara trovò il coraggio di scappare di casa per raggiungere Francesco. Aveva circa diciotto anni e sapeva perfettamente ciò che voleva. Osteggiata dal padre, che provò duramente a costringerla a tornare a casa, non cedette e venne seguita nella scelta di monacarsi anche dalle sorelle Agnese e Beatrice e infine anche dalla madre Ortolana, rimasta vedova. Le “povere dame”, come venivano chiamate da Francesco, si stabilirono in un edificio accanto alla chiesa di San Damiano e ben presto furono all’incirca cinquanta. Come dice G.K. Chesterton “possiamo almeno supporre che nessun simpatizzante di quella che viene definita l’emancipazione della donna, disapprovi la ribellione di santa Chiara. Lei ha veramente vissuto la sua vita, la vita che aveva voluto vivere, diversa da quella cui l’avrebbero costretta la patria potestà e le convenzioni sociali. Divenne la fondatrice di un importante movimento femminile che ha tuttora influenza nel mondo.” Nel 1228 Chiara ottenne da Gregorio IX il «privilegio della povertà» e il 9 agosto 1253, appena due giorni prima di morire, ricevette da Papa Innocenzo IV l’approvazione della Forma di vita dell’Ordine delle Sorelle Povere di San Damiano, cioè la regola che scrisse per sé e per le consorelle.
La Basilica di Santa Chiara: l’interno
Le spoglie della Santa riposano sotto l’altare maggiore, nella cripta della chiesa a lei dedicata, ubicata nel versante orientale di Assisi, dalla parte opposta rispetto alla Basilica di San Francesco. Le facciate dei due edifici risultano simili nelle forme semplici costruite sul modello delle cattedrali romaniche, con il timpano triangolare sul quale è posto un oculo e il rosone che sovrasta il portale principale. In questo modo sembrano guardarsi, quasi a simulare l’abbraccio di Chiara e Francesco a tutti coloro che attraversano oggi le strade e le piazze di Assisi.
Il Crocifisso di San Damiano
Prima che venisse eretta la Basilica di Santa Chiara, esisteva in quel luogo la chiesa di San Giorgio, oggi inglobata nella struttura e divenuta una cappella laterale, poi affrescata da Puccio Capanna con la bella Maestà e santi dietro l’altare. L’importanza di questo sacello risiede nel fatto che vi è custodito il Crocifisso di San Damiano, quella croce lignea che Francesco udì parlare e che lo “arruolò” in un altro esercito, diverso ma vittorioso, quello cioè della povertà, dell’obbedienza e della misericordia. Le clarisse, o Povere dame di San Damiano come si chiamavano in origine, di fronte a questa immagine avevano pregato, l’avevano custodita dopo la morte di Francesco e la portarono con sé quando nel 1260 si trasferirono nel nuovo convento adiacente alla Basilica della loro fondatrice.
Christus triumphans e Christus Patiens
Il Crocifisso di San Damiano, probabilmente risalente all’XI secolo e di un autore sconosciuto, è rappresentato vivo, ritto e fermo sulle sue gambe, con gli occhi aperti e il colorito vivace, secondo i canoni iconografici del Christus triumphans, cioè del Salvatore che trionfa sulla morte. Nella stessa basilica, sopra l’altare maggiore, è posto un altro crocifisso, datato al 1255-1260 e attribuito al Maestro di Santa Chiara: venne commissionato dalla badessa Benedetta, che si fece rappresentare in adorazione di Cristo insieme a Chiara e Francesco. Questo secondo crocifisso appare profondamente diverso dall’altro, rappresenta infatti il Christus Patiens: Gesù è ormai privo di vita, con il volto e il corpo segnati dal supplizio che ha subito, il busto e le gambe sono inarcati e molli, cedono sotto il peso del dolore estremo provato dall’Uomo.
A distanza di pochi metri è possibile così osservare due importanti opere pittoriche che raccontano concezioni differenti e conseguenti modi diversi di raffigurare il Crocifisso, testimoniando così la vivacità e molteplicità di linguaggio dell’arte medievale.
L’altare
L’altare maggiore è racchiuso da una pergola con cancellata medievale e sorretta da dodici colonnine poligonali del XIV secolo, tante quante gli Apostoli. Nelle volte a crociera sopra l’altare, espressione dello stile gotico, si trovano affreschi attribuiti al Maestro Espressionista di Santa Chiara. Il tema proposto, analogo a quello delle vele della Basilica Inferiore di San Francesco, è la gloria celeste di alcune sante raffigurate a coppie:
- la Madonna con il Bambino e santa Chiara
- santa Agnese vergine e santa Agnese di Assisi, sorella di Chiara
- santa Caterina e santa Margherita
- santa Cecilia e santa Lucia

Il transetto
Nel transetto sinistro è ben visibile una tavola lignea, attribuita al Maestro di Santa Chiara e datata al 1283. É una immagine iconica della Santa, raffigurata in piedi al centro dello scomparto, alto quasi tre metri. Ella indica una croce rossa sul suo mantello mentre ai suoi fianchi otto riquadri raccontano episodi salienti della sua vita. In basso a sinistra si narra di quando il vescovo scese dall’altare per donare la palma alla fanciulla che, in segno di umiltà, era rimasta al suo posto durante la funzione della domenica precedente alla Pasqua. La notte stessa ella diede una svolta radicale alla sua vita raggiungendo Francesco e la comunità riunita alla Porziuncola. Di seguito, in senso antiorario, nei riquadri si narra dell’opposizione familiare alla scelta di Chiara e Agnese, di storie miracolose accadute nel periodo trascorso a San Damiano, fino ai funerali di Chiara officiati da papa Innocenzo IV con i cardinali curiali, circondati da tutto il popolo di Assisi.

La Basilica di Santa Chiara: l’esterno
La facciata bicolore a fasce di pietra bianca e rosa del Subasio è attraversata da due cornici che sottolineano il portale in basso, il rosone nel mezzo e il timpano con l’oculo in alto. Sobria ed equilibrata, la facciata è un gioiello dell’architettura del XIII secolo. Nel 1351 vennero aggiunti gli archi rampanti visibili sulla sinistra dell’edificio, con lo scopo di contribuire a sorreggere la struttura senza appesantirne le forme, creando invece un bellissimo gioco di pieni e di vuoti. Il complesso della chiesa e del convento sono un unicum con la piazza antistante, una delle più accoglienti e panoramiche si Assisi, da cui si può ammirare un’ampia vista che, nelle giornate di cielo terso, abbraccia la Valle Umbra da Montefalco a Perugia. In questo luogo la storia e il paesaggio incontrano la vita di uomini e donne straordinari e quella di chi da secoli arriva ad Assisi per onorarli.






