Basilica di Santa Chiara – Assisi

Vista panoramica della Basilica di Santa Chiara ad Assisi. Dall'abitato spuntano l'imponente facciata della chiesa e il suo campanile. Sullo sfondo le campagne umbre.

Chiara: la nascita del secondo ordine

Quando Francesco compie in pubblica piazza il gesto della spoliazione, Chiara è poco più che bambina. Appartiene a una nobile famiglia della città, gli Offreducci, contornata dall’amore delle sue sorelle e dagli agi della sua condizione. Tuttavia, il gesto di Francesco la conquista e dentro di lei cresce il seme di un interesse verso quegli uomini che, avendo lasciato tutto, vivono di elemosina e di carità aiutando i lebbrosi nella zona della Porziuncola. Sette anni dopo, nella domenica delle palme del 1211, Chiara trova il coraggio di scappare per raggiungere Francesco. Aveva appena diciassette anni, ma prendendo in esame gli eventi che seguirono, non può esserci ombra di dubbio che Chiara sapeva perfettamente ciò che voleva. Osteggiata dal padre, che provò duramente a costringerla a tornare a casa, si vide presto raggiungere dalle sorelle Agnese e Beatrice e, rimasta vedova, anche dalla madre. Come ci dice Chesterton “possiamo almeno supporre che nessun simpatizzante di quella che viene definita l’emancipazione della donna, disapprovi la ribellione di Santa Chiara. Lei ha veramente vissuto la sua vita, la vita che aveva voluto vivere, diversa da quella cui l’avrebbero costretta la patria potestà e le convenzioni sociali. Divenne la fondatrice di un importante movimento femminile che ha tuttora influenza nel mondo.” Del movimento delle Clarisse, Chiara scrive la Regola chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà» e in via definitiva l’approvazione da Papa Innocenzo IV  che la concesse il 9 agosto 1253, due giorni prima che Chiara morisse.

La Basilica di Santa Chiara: l’interno

La santa riposa sotto l’altare maggiore, nella cripta della chiesa a lei dedicata, ubicata in linea d’aria nella parte opposta rispetto alla Basilica di San Francesco. Le due facciate risultano quasi speculari nelle loro forme semplici costruite sul modello delle cattedrali romaniche, con il timpano triangolare sul quale è posto un oculo e il rosone che sovrasta il portale principale. In questo modo sembrano guardarsi, quasi a simulare un abbraccio verso tutti coloro che attraversano oggi le strade e le piazze di Assisi. 

Il crocifisso di San Damiano 

Prima della costruzione della Basilica di Santa Chiara, era posta in quel luogo la chiesa di San Giorgio, oggi inglobata nella struttura e divenuta cappella laterale, affrescata da Puccio Capanna e allievi delle scuole di Giotto e Lorenzetti. L’ importanza di questo luogo è soprattutto determinata dal fatto che in esso è custodito il Crocifisso di San Damiano, lo stesso che parlò a Francesco e lo “arruolò” in un altro esercito, meno equipaggiato ma vittorioso, quello della povertà, dell’obbedienza e della misericordia. Le monache, Povere dame di San Damiano come si chiamavano in origine, di fronte a lui avevano pregato, lo avevano custodito dopo la morte di Francesco e qui lo portarono nel momento del loro trasferimento una volta terminata la costruzione del convento nel 1260. 

Christus triumphans e Christus Patiens

Il Cristo probabilmente risalente all’XI secolo è rappresentato vivo, ritto, quasi in piedi e con occhi aperti, secondo l’iconografia del Christus triumphans. Nella basilica è posto sopra l’altare maggiore un altro crocifisso, di autore ignoto, chiamato comunemente Maestro di Santa Chiara e datato 1255-1260. Questo rappresenta invece un Christus Patiens, malinconico, con in volto e sul corpo i segni della sofferenza, privo di vita. Anche il busto e le gambe sono inarcati e sbilanciati, quasi a cedere al dolore e all’afflizione.
A distanza di pochi metri il visitatore può perciò toccare con mano il passaggio storico artistico della pittura medievale. Ciò risulta evidente nelle differenze rappresentative dei diversi secoli che evidenziano il processo di umanizzazione tutto occidentale del dolore e del patimento del Cristo, impensabile per il mondo bizantino.

L’altare 

L‘altare maggiore è racchiuso da una loggetta sorretta da dodici colonnine poligonali del XV secolo, tante quante gli apostoli. Una cancellata in ferro battuto completa l’opera. Nelle volte a crociera sopra l’altare, copertura gotica della chiesa a navata unica, si trovano affreschi di Palmerino di Guido. Il tema proposto, speculare a quello delle vele della basilica inferiore di San Francesco, è il trionfo della verginità. La narrazione si dipana attraverso il racconto delle storie lette a partire dalla vela verso l’altare: 

  • la Madonna con il bambino e Santa Chiara 
  • Santa Agnese vergine e Santa Agnese di Assisi sorella di Chiara
  • Santa Caterina e Santa Margherita
  • Santa Cecilia e Santa Lucia

Il transetto

Nel transetto sinistro è ben visibile una tavola lignea, attribuita anch’essa al Maestro di Santa Chiara (1283). Nella parte centrale la figura della santa occupa in verticale quasi tutta la dimensione del pannello rettangolare (276m x 163m), mentre nei due fianchi otto riquadri raccontano aneddoti della sua vita. Partendo dal basso a sinistra viene descritto l’episodio in cui il vescovo scende dall’altare per donare la palma alla fanciulla che, in segno di umiltà, era rimasta al suo posto durante la funzione della domenica precedente alla Pasqua. Di seguito, in senso antiorario, i riquadri raccontano dell’opposizione familiare alla scelta di Chiara e Agnese, di storie miracolose accadute nel periodo trascorso in San Damiano, fino ai funerali di Chiara officiati da Papa Innocenzo IV e i cardinali curiali, circondati da tutto il popolo di Assisi.

La Basilica di Santa Chiara: l’esterno

La facciata bicolore a fasce di pietra bianca e rosa del Subasio è attraversata da due cornici che dividono la sezione del portale da quella del rosone e del timpano. Sulla parete sinistra, guardando la facciata, una serie di archi rampanti aggiunti nel 1300 sorreggono la struttura non appesantendo le forme. Degna di nota è la piazza antistante la chiesa, da cui si può ammirare un panorama magnifico che, nelle giornate di cielo terso, permette di abbracciare con lo sguardo tutta la vallata umbra da Montefalco a Perugia.
Qui parlano la storia, la natura e la vita di tutti coloro che, colmi delle loro avventure di uomini, si sono trovati a chiedere in questo luogo e, più che cose materiali, hanno avuto la pace.