Torre del Moro, Palazzo dei Sette e del Popolo – Orvieto

Vista dal basso della cima di Torre del Moro al centro, ai lati i tetti dei palazzi di Orvieto.

Torre del Moro

Un ruolo centrale

La torre medievale è uno degli edifici protagonisti dello skyline di Orvieto, insieme all’imponente Duomo. La torre si impone come una presenza architettonica di spicco anche percorrendo le vie della città: è infatti impossibile non notare questa costruzione, alta circa 50 metri, che svetta sui tetti delle case non solo per la sua altezza ma anche per il suo fondamentale ruolo nello spazio urbanistico. La torre è il centro che segna la divisione dei quattro quartieri di Orvieto: Corsiva, Olmo, Serancia e Stella. In relazione a tale funzione la costruzione è orientata secondo i quattro punti cardinali e, per la sua centralità, è anche torre civica. Tale denominazione deriva dal fatto che, come ogni altra torre civica che si possa definire tale, è dotata di campane che avevano il compito di scandire i momenti più importanti della vita civile che tutti i giorni si svolgeva a Orvieto. Solo in tempi successivi ha iniziato a ospitare anche l’orologio.

Il nome nella storia

Il nome con cui viene appellata la torre cambia nel corso dei secoli in conseguenza al mutamente del suo ruolo simbolico e funzionale per la città. La torre è stata innalzata per volere di un’importante famiglia orvietana, i conti Della Terza, dalla quale prendeva il nome. Successivamente da abitazione privata è passata sotto la proprietà papale e per tale ragione viene detta “Torre del Papa”. Dal Cinquecento fino ai nostri giorni, invece, è nota come “Torre del Moro”, quando viene ceduta da papa Leone X (1475 – 1521) al Comune. Il motivo dell’appellativo “del Moro” ancora non è chiaro e si possono solamente proporre delle ipotesi. Quella più diffusa è che il nome sia connesso a un uomo: tale Raffaele di Sante, detto, appunto, il Moro.

La torre e il suo palazzo: il Palazzo dei Sette

La torre è direttamente collegata all’adiacente Palazzo dei Sette. Insieme sono l’immagine della libertà politica ed economica che si respirava in città nel Duecento e nel Trecento. Il palazzo era la sede della magistratura dei Signori Sette, ossia dei consoli che rappresentavano le Arti per la città di Orvieto. Queste erano delle associazioni, chiamate corporazioni, composte da lavoratori come mercanti o artigiani che, in base al mestiere che svolgevano, si raggruppavano per avere regole comuni e cooperare nel mercato. Le Arti nascono quando Orvieto diventa libero Comune, cioè in periodo in cui la città aveva un governo autonomo e libero. Nascono quindi le istituzioni politiche che avevano il compito di governare Orvieto. Questa nuova struttura politica cambia l’aspetto dello spazio urbano e sorgono anche il Palazzo del Podestà (1216-1219) e il Palazzo del Popolo (XIII secolo). Questo periodo di grande floridezza e di libertà per la città ha anche un’altra faccia: quello delle lotte interne tra le famiglie più nobili che cercavano di contendersi il potere. I sanguinosi scontri avvenivano principalmente tra Monaldeschi e Filippeschi. Il violento conflitto è ricordato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia: “Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura, color già tristi, e questi sospetti!” (Purgatorio, VI, vv. 106-108). Nel secondo balzo dell’Antipurgatorio, la parte più bassa della montagna, Dante è circondato dalle anime morte di morte violenta. Il poeta esprime la propria tristezza del dolore perpetrato dagli uomini “senza cura”, senza onore. Le lotte interne ai comuni erano capillari in tutta Italia, non solo interne a Orvieto. I tre versi citati sono ricordati in un’iscrizione apposta sulla Torre del Moro.  

 Orvieto libero comune: Il Palazzo del Popolo

Durante il periodo comunale di Orvieto è il popolo a essere il centro del potere. La libertà aveva bisogno di nuovi spazi per essere vissuta a pieno. Occorreva costruire un luogo dove far vivere le libertà comunali, venne così eretto il Palazzo del Popolo, citato per la prima volta in un documento del 1281. L’edificio è costruito nuovamente con la pietra locale, il tufo, ed è l’immagine dell’architettura civile in città: nella parte inferiore vi sono le arcate e in quella superiore le finestre con tre aperture, le trifore, tutte decorate con cornici. La grande sala all’interno è chiamata sala dei Quattrocento e oggi resta solo parte della decorazione ad affresco: un ciclo pittorico nel quale erano ricordarti i volti del capitano del popolo, del podestà e dei pontefici, tra XIV e XVII secolo. Il Capitano del popolo era a capo del consiglio del popolo mentre il Podestà era la massima carica cittadina ed era chiamato da fuori dalla città, non era un cittadino orvietano. Il suo compito era di amministrare la giustizia, di comandare l’esercito e aveva il potere esecutivo ma tutti questi ruoli erano nelle sue mani per un breve periodo: da sei mesi a un anno massimo.

Altro sulla torre?

Assolutamente sì. È infatti possibile godere della visita della Torre del Moro non solo dall’esterno, percorrendo le vie medievali di Orvieto, ma anche salendo sulla sua cima. All' interno è possibile osservare il meccanismo dell’orologio e la campana del 1316, decorata con le ventiquattro Arti. Il vero stupore si avverte una volta giunti in cima, con una vista su tutta la città e sul panorama circostante.

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