Una strada antica e una piazza luminosa
In Corso Vannucci, accanto al portale del Palazzo dei Priori, si imbocca l’omonima via che scende verso ovest fino a raggiungere Porta Trasimena, così detta perché da lì si usciva per raggiungere il lago. Via dei Priori è l’antico decumano della città, tracciato dagli etruschi seguendo la direttrice est – ovest. La via è punteggiata di chiese e segnata, circa a metà, dalla maestosa torre degli Sciri, una delle poche giunta sino a noi nella sua interezza. Proseguendo poco oltre si apre l’ampia piazza riconoscibile dal prato sul quale si affacciano l’Oratorio di San Bernardino e la Chiesa di San Francesco al Prato. In una città medievale come Perugia, caratterizzata da pochi spazi pianeggianti e da strade strette e ripide, Piazza San Francesco appare in tutta la sua novità. Non è raro vedere seduti sul prato studenti dell’Accademia di Belle Arti, ospitata nell’ex convento francescano, o bambini che giocano nel verde.

L’insediamento francescano
Se il primo insediamento dei frati è stato San Francesco delle Donne e risalirebbe addirittura al 1214, è alla metà del XIII secolo che si avviò la costruzione del complesso divenuto noto come San Francesco al Prato, comprendente la chiesa, il convento e l’oratorio. Il 25 maggio 1253 papa Innocenzo IV consacrò l’altare. Ispirata al modello della basilica del Santo in Assisi, la chiesa venne arricchita di cicli di affreschi alle pareti e della croce del Maestro di San Francesco conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria. Divenne presto il luogo di sepoltura degli esponenti della nobiltà perugina che la elessero a loro pantheon.

La travagliata storia di San Francesco al Prato
Il complesso venne realizzato su un terreno franoso per cui già nel Trecento manifestò segni di cedimento. Nel Quattrocento iniziarono i tentativi di porre rimedio alle fragilità. La chiesa di San Francesco al Prato subì nel tempo molti interventi di ristrutturazione e anche dei rifacimenti, i più consistenti dei quali furono quelli del XVI e XVIII secolo. Nel 1926 la facciata venne restaurata e completata mentre nel 1962 iniziarono importanti lavori di ripristino e bonifica che tuttavia non giunsero a compimento; nel 1968 addirittura crollò il tetto. Il progetto di recupero del 1982 trovò compimento con i più recenti interventi conclusi nel 2021. La chiesa è stata destinata ad auditorium, uno spazio funzionale e necessario alla vita culturale della città. La chiesa è aperta anche per essere visitata, transitando dalla biglietteria posta sul lato destro.

Le grandi opere sottratte
La chiesa di San Francesco al Prato è stata custode, fino al 1608, della celebre Deposizione Baglioni di Raffaello, commissionata da Atalanta Baglioni in memoria del figlio Grifonetto. Papa Paolo V con un breve apostolico obbligò i francescani a consegnare l’opera e la fece inviare a Roma per impreziosire la straordinaria collezione di suo nipote, il Cardinale Scipione Borghese. Gli altari della chiesa erano decorati da altri due importanti dipinti, l’Incoronazione della Vergine, dipinta da Raffaello per la famiglia Degli Oddi, e la Risurrezione del Perugino; questi due capolavori vennero sottratti durante le requisizioni napoleoniche nel 1797 e, una volta recuperati nel 1815, furono però trattenuti nella Pinacoteca Vaticana.
L’Oratorio di San Bernardino
Nella luce brillante della piazza, in fondo alla macchia verde del prato, si trova l’oratorio dedicato a san Bernardino da Siena, il frate senese campione dell’Osservanza, che infiammò Perugia con le sue vibranti prediche nel 1425 e nel 1427, stigmatizzando i costumi decadenti dei perugini con tale forza che, nel 1428, il Comune cambiò il proprio Statuto proibendo i violenti giochi della Caccia al toro e della Battaglia dei sassi. Tornò un’ultima volta in città nel 1444, poco prima di morire. L’Oratorio è uno dei più importanti monumenti rinascimentali della città, costruito per volere dell’ordine dei Frati Minori dell’Osservanza nella seconda metà del Quattrocento.

La stupenda facciata
La costruzione dell’oratorio fu voluta dal Generale dei frati minori, che iniziò la raccolta dei fondi necessari nel 1451. Un anno dopo la struttura era finita, rimaneva da completare la decorazione della facciata secondo un complesso programma iconografico dedicato alla glorificazione di san Bernardino. Questa commissione di assoluta rilevanza venne affidata all’architetto e scultore fiorentino Agostino di Duccio (Firenze, 1418 – Perugia, 1481 circa), che concluse i lavori tra il 1457 e il 1461. L’artista trasformò la superficie della facciata in un prospetto policromo e prezioso, in cui il santo è raffigurato come artefice di pace nelle tormentate vicende della Perugia quattrocentesca. La visione, inserita nelle solide strutture della prospettiva, è ricca di movimento nei vivaci rilievi e nell’impiego del colore.






