Un viaggio tra Gotico, Barocco e il genio del Perugino
Poco fuori dalla cinta muraria medievale di Città della Pieve, nei pressi della storica Porta Romana, sorge il complesso di Santa Maria dei Servi. Come per altri importanti edifici religiosi pievesi — a partire dalla Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio —, la sua storia è caratterizzata da una stratificazione architettonica affascinante, che testimonia il passare dei secoli e l’evoluzione del gusto artistico.

Dalle origini gotiche alla trasformazione barocca
Le prime notizie del sito risalgono al XIII secolo, quando sorgeva qui una chiesetta intitolata alla Madonna della Stella, accanto all’ex Ospedale dei Santi Filippo e Giacomo. Intorno al 1260, i Servi di Maria si stabilirono in questo luogo fondando un piccolo oratorio e dando vita a una comunità parrocchiale con annesso convento.
Ben presto l’edificio originario fu ampliato assumendo i tratti tipici dell’architettura gotica e delle chiese mendicanti:
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Struttura: Pianta a navata unica terminante in un’abside quadrata coperta da una volta a crociera.
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Esterno: Sulla facciata sono ancora visibili le tracce di eleganti architetture gotiche e archetti trilobati in laterizio, successivamente tamponate.
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Campanile: Intorno alla metà del XIX secolo fu addossata alla struttura la torre campanaria neoclassica, progettata dall’architetto Giovanni Santini.
Il complesso conventuale conobbe importanti ingrandimenti tra il 1486 e il 1487. Consacrata nel 1538 e intitolata alla Santissima Annunziata, la chiesa subì nel corso del XVII secolo un profondo rinnovamento interno in stile barocco. L’aula si presenta oggi luminosa e dominata dal colore bianco, impreziosita da stucchi raffinati. Tra gli arredi di maggior pregio spiccano il coro ligneo e l’imponente armadio della sacrestia, commissionati nel 1628 all’intagliatore Giuseppe di Francesco Bendini da Montepulciano, oltre al monumentale altare barocco affiancato da sculture in stucco d’ispirazione berniniana raffiguranti il Beato Giacomo Villa e il Beato Matteo Lazzari.

Il capolavoro del Perugino: la Deposizione dalla Croce
Il vero tesoro di Santa Maria dei Servi è custodito nella prima cappella a destra. Qui si trova un affresco straordinario: la Deposizione dalla Croce, dipinta da Pietro Vannucci detto il Perugino intorno al 1517.
Quest’opera rappresenta uno dei momenti più alti della produzione tarda del Maestro pievese. Ormai giunto a pochi anni dalla morte (avvenuta nel 1523), il Perugino dimostra di sapersi ancora aggiornare, dialogando con il patetismo e le novità stilistiche del suo celebre ex allievo Raffaello Sanzio.
Un dettaglio stilistico e spirituale:
Il Perugino sintetizza la scena con tocchi rapidi, quasi “impressionistici” nella resa del paesaggio, senza rinunciare all’eleganza solenne della composizione. Il dramma dell’evento culmina nello svenimento della Vergine Maria: un rimando iconografico che riecheggia la lezione di Giotto ad Assisi e si riallaccia alla tradizione umbra delle laudi medievali.
L’affresco rimase a lungo celato dietro un’intercapedine e una parete di stucco barocco. Fu riscoperto soltanto nel 1834 dal pittore e storico dell’arte tedesco Johann Anton Ramboux. La sua riscoperta destò enorme entusiasmo nella cultura romantica dell’Ottocento, diventando fonte di profonda ispirazione per correnti artistiche come i Nazareni, i Puristi e i Prerafaelliti.
Nella stessa cappella, la demolizione di un altro settore di stucco barocco ha riportato alla luce un secondo affresco con la Madonna della Stella tra Santi, attribuito all’ambito peruginesco.
La Cripta e la Tomba Etrusca di San Donnino
Al di sotto della struttura ecclesiastica si apre un suggestivo ambiente ipogeo con soffitto a volte e mattoni a vista: la cripta.
Questo spazio oggi custodisce i reperti della celebre Tomba etrusca di San Donnino, rinvenuta nel 2015 nella sottostante pianura della Chiana Romana. La presenza di questi reperti crea un affascinante ponte temporale tra la memoria etrusca del territorio e la storia sacra medievale e moderna.
