Basilica di S. Ubaldo – Gubbio

S. Ubaldo presenza viva nella storia e nel cuore di Gubbio

Sant’Ubaldo: il santo della riconciliazione e il cuore di Gubbio

La figura di sant’Ubaldo è legata indissolubilmente a Gubbio e al profondo affetto che, da oltre ottocento anni, unisce i cittadini al loro Patrono. Per comprendere appieno la storia e l’essenza di questa città umbra, abbarbicata alle pendici del Monte Ingino, è necessario esplorare la vita e il lascito di questo grande uomo del Medioevo. Il legame tra la comunità e il santo non è solo spirituale, ma visivo e strutturale: la Basilica che ne custodisce il corpo incorrotto veglia sulla città dall’alto, quasi a voler prolungare quel ruolo di protettore e pacificatore che Ubaldo ebbe in vita.

La giovinezza e la scelta della povertà

Nato a Gubbio verso la fine dell’XI secolo dalla nobile famiglia eugubina dei Baldassini, Ubaldo rimase orfano in tenera età. Fu educato dai canonici di San Mariano e, successivamente, presso la collegiata di San Secondo. Fin da giovane mostrò una spiccata inclinazione verso la vita spirituale, l’umiltà e la preghiera, rifiutando le ricchezze e i privilegi che il suo status sociale gli avrebbe garantito.
Ordinato sacerdote, gli fu affidato l’incarico di riformare la cattedrale di Gubbio. La sua proposta di introdurre la regola apostolica per rifondare il clero locale, tuttavia, non fu accolta inizialmente con entusiasmo. Nonostante le prime resistenze e l’ostilità di una parte del clero abituata a uno stile di vita meno rigoroso, Ubaldo riuscì a istituire la vita comune dei canonici, ricostruendo anche la cattedrale e la casa canonica distrutte da un devastante incendio nel 1125.

Vista leggermente dal basso di una statua di Sant'Ubaldo a Gubbio. La statua, in pietra, rappresenta Sant'Ubaldo con le vesti da vescovo e si trova all'interno di un baldacchino in pietra.

 

La tentazione di fuggire e il richiamo al dovere

La fama della sua santità e la sua straordinaria capacità di mediare i conflitti si diffusero rapidamente ben oltre i confini umbri. Desideroso di solitudine e di una vita interamente dedita alla contemplazione, Ubaldo cercò più volte di sottrarsi ai doveri pubblici. Arrivò persino a pianificare una fuga verso l’eremo di Camaldoli per farsi monaco, ma fu richiamato al dovere dal beato Pietro da Rimini, che lo convinse a rimettersi al servizio della sua comunità.
Nel 1129, alla morte del vescovo Stefano, il popolo e il clero di Gubbio lo acclamarono a gran voce come suo successore. Ubaldo rifiutò inizialmente la nomina e si recò a Roma a piedi per chiedere a papa Onorio II di essere esentato dall’incarico. Il pontefice, tuttavia, ne riconobbe le eccezionali virtù pastorali e lo consacrò personalmente vescovo di Gubbio nel 1130.

Il Vescovo della Pace e lo scontro con il Barbarossa

Il suo episcopato, durato trent’anni, fu contrassegnato da una totale dedizione ai poveri, ai malati e alla pacificazione delle frequenti e sanguinose lotte intestine tra le fazioni cittadine. Ubaldo non fu solo una guida spirituale, ma un vero e proprio difensore della città (Defensor Civitatis) in momenti di estremo pericolo storico.
L’episodio più celebre della sua vita pubblica risale al 1155, quando l’imperatore Federico I Hohenstaufen, detto il Barbarossa, dopo aver cinto d’assedio e distrutto la vicina Spoleto, minacciò di radere al suolo anche Gubbio. Nonostante fosse anziano e indebolito dalla malattia, il vescovo Ubaldo si recò personalmente nel campo base dell’imperatore fuori dalle mura.
Con la forza della sua autorevolezza morale e la dolcezza delle sue parole, Ubaldo riuscì a placare l’ira del Barbarossa, ottenendo non solo la salvezza di Gubbio, ma anche la stipula di un trattato di pace.
La biografia ufficiale del santo, la Vita beati Ubaldi, scritta dal suo successore Tebaldo, ricorda con queste parole l’episodio in cui il nipote del santo intercedette presso l’imperatore:

“…chiese misericordia per la città e per il suo popolo, e l’imperatore, ammirando la santità del venerabile pastore, concesse la pace.”

La morte, la traslazione e la nascita degli Statuti

Ubaldo si spense il 16 maggio 1160, giorno di Pentecoste. La devozione popolare fu immediata e immensa: per giorni una folla interminabile di fedeli, provenienti da tutta l’Umbria e dalle regioni vicine, sfilò davanti alla sua salma. Fu canonizzato meno di trent’anni dopo, il 5 marzo 1192, da papa Celestino III con la bolla Cum loquor. Nella bolla, il pontefice esortava gli eugubini a onorare la memoria del vescovo ogni anno il 15 maggio, vigilia della sua morte, “hilariter” (ovvero con gioiosa esultanza), ponendo così le basi documentarie della Festa dei Ceri.
L’11 settembre 1194, il corpo incorrotto del Santo venne traslato dalla cattedrale cittadina alla chiesetta sul Monte Ingino, il luogo che lui stesso amava e dove si ritirava in preghiera. Sul sito di quella prima cappella sorse poi, nel XVI secolo, l’attuale Basilica di Sant’Ubaldo.
Il legame inscindibile tra il Santo e l’ordinamento civile di Gubbio fu sancito ufficialmente nel XIV secolo con lo Statutum Eugubii. I legislatori medievali stabilirono che le tre principali corporazioni della città (i Muratori, i Commercianti e i Contadini/Artigiani) dovessero offrire ceri di cera in onore del Patrono, dando forma giuridica e continuità nel tempo a un rito che ancora oggi rappresenta l’anima della comunità, la Festa dei Ceri.

 

Basilica di Sant’Ubaldo: l’interno

L’interno della Basilica di Sant’Ubaldo si presenta oggi in una veste grandiosa e solenne, divisa in cinque navate che accolgono il visitatore in un’atmosfera di profonda spiritualità e silenzioso raccoglimento. Questa particolare ampiezza spaziale, che colpisce subito chi varca la soglia, è il risultato delle trasformazioni cinquecentesche che hanno integrato le antiche strutture del chiostro preesistente.
Il punto focale dell’intero edificio è l’abside, dominata dal monumentale altare marmoreo eretto tra il 1884 e il 1922. L’altare custodisce e incastona l’urna sopraelevata contenente il corpo incorrotto del Patrono di Gubbio, sant’Ubaldo, meta da secoli di intensi pellegrinaggi. Il basamento dell’altare è arricchito da splendide figure intarsiate, realizzate con la raffinata tecnica della ceramica monumentale, che raffigurano santi legati alla devozione locale e all’ordine ubaldiano.
A fare da corona a questo spazio sacro sono le grandi vetrate dell’abside, realizzate nel 1921 dall’artista Francesco Mossmeyer. Il ciclo iconografico fu fortemente voluto da Padre Emidio Selvaggio e illustra, con colori vibranti che filtrano la luce montana, la vita e i miracoli di sant’Ubaldo, offrendo ai turisti e ai fedeli un racconto visivo di straordinario impatto emotivo e storico.

 

 

 

Un’devozione che attraversa i secoli

Ogni anno, il 15 maggio, la spettacolare corsa dei Ceri rinnova un voto solenne e collettivo. Quando i tre grandi manufatti di legno, sormontati dalle statue di Sant’Ubaldo, San Giorgio e Sant’Antonio, escono dalla Basilica sul monte per scendere e poi risalire i tornanti della montagna, Gubbio non celebra semplicemente una tradizione: celebra la propria identità, la propria libertà e la memoria del vescovo che la salvò dalla distruzione.

Processione della statua di Sant’Ubaldo portato dalla folla dei ceraioli.

PRENOTA LA TUA VISITA

INFORMAZIONI

Località

Via Monte Ingino, 5, 06024 Gubbio PG

Orari

Lunedì – Domenica
8:00 – 19:30

Contatti

info@secretumbria.it

Esplora Gubbio

Cosa fare in Umbria

L’Umbria è una regione timida che nasconde i suoi tesori. Città che, come scrigni, conservano storia, opere d’arte, botteghe artigiane e tradizioni locali. Cantine e frantoi che, come custodi, mantengono viva l’eccellente cultura del vino e dell’olio. Monti e grotte, fiumi e laghi rappresentano lo scenario ideale per innumerevoli attività. Il cuore verde d’Italia è un santuario della natura dove perdersi negli echi di ere remote.

Dicono di noi What people say about us