Il Museo del Capitolo si trova a Perugia all’interno dell’Isola di San Lorenzo, il complesso che ospita anche la cattedrale. Il museo e le opere d’arte che vi sono raccolte meritano di essere scoperti perché capaci di raccontare una storia lunga secoli.
Le stanze del Museo del Capitolo
Visitando il Museo del Capitolo si entra in spazi suggestivi, queste stanze infatti raccontano una propria storia: sono state le residenze dei canonici della cattedrale fin dal Medioevo, hanno ospitato i papi nelle loro permanenze a Perugia e qui si sono laureati gli studenti dell’Università fino all’inizio del XIX secolo. La lunga storia di questo luogo è impressa nelle strutture e nei loro dettagli che si rivelano all’osservatore curioso. Il tempo ha trasformato Isola San Lorenzo: il legame tra il contesto, le sue funzioni e le opere d’arte che qui si trovano è andato sempre più stringendosi. Molti degli oggetti esposti nel Museo raccontano la ritualità, la liturgia, la fede e la storia della città.
Le opere dei grandi artisti
Il gonfalone di Benedetto Bonfigli
Al tempo in cui le pestilenze erano considerate punizioni divine causate dal comportamento peccaminoso degli uomini, a Perugia era consuetudine pregare per ottenere misericordia anche ricorrendo all’arte: si facevano infatti dipingere dei gonfaloni, cioè delle opere su tela che potevano essere portate in processione in un atto di supplica comunitaria. La paura, il pentimento e la volontà di affidarsi a Dio erano tradotti dai pittori in composizioni dallo schema ricorrente che prevedeva la presenza della Vergine e dei santi pronti a intercedere per i cittadini.
Benedetto Bonfigli (1420 – 1496) realizzò nel 1476 il gonfalone per la chiesa di San Fiorenzo. Oggi la grande tela è esposta al Museo del Capitolo. Il pittore si fa interprete efficace dei sentimenti e delle richieste che i perugini vogliono inviare a Dio. Costoro sono ritratti nella parte inferiore del dipinto in atteggiamento devoto, circondati da santi e beati dell’ordine dei Serviti, cui apparteneva la chiesa. Un particolare curioso è l’angelo in alto sulla destra che con lo sguardo cerca di attirare l’osservatore dentro l’opera per coinvolgerlo nella rappresentazione.
La Pala di Sant’Onofrio di Luca Signorelli
La Pala di Sant’Onofrio realizzata da Luca Signorelli nel 1484 è un’opera di grande pregio ed importanza. È la presenza del santo eremita Onofrio, raffigurato a sinistra ai piedi del trono dove siede la Madonna col Bambino, a dare il nome alla tavola. Sono i dettagli a rivelare le grandi abilità del pittore cortonese come il bicchiere di vetro con le violette in primo piano o la croce astile in cristallo di rocca tenuta in mano da san Giovanni Battista. Signorelli dipinge la luce che attraversa questi oggetti e lascia intendere la sua conoscenza della pittura fiamminga nonché di un’avanzata tecnica pittorica. Il gioco di sguardi tra la Vergine e i santi crea il filo che conduce chi osserva una delle più significative tavole rinascimentali presenti a Perugia.
L’influenza delle committenze sulle opere
A Benedetto Bonfigli, che aveva dipinto le storie dei patroni di Perugia in un contesto di primaria importanza e prestigio come la Cappella nel Palazzo dei Priori di Perugia, viene affidata un’opera dal profondo significato devozionale come il gonfalone di San Fiorenzo. Luca Signorelli, originario di Cortona, viene scelto dal suo concittadino Jacopo Vagnucci, vescovo di Perugia, per la realizzazione di una pala d’altare da collocare nella cappella che ha fatto costruire all’interno della Cattedrale di San Lorenzo a Perugia.
Il seggio papale
All’interno del museo si trova un oggetto raro come il faldistorio, una seduta pieghevole senza spalliera né braccioli. Questo oggetto deriva dalle sedute di cui disponevano i generali romani nell’accampamento; nel contesto cristiano il faldistorio era riservato al “generale” della chiesa, ovvero al Papa. L’importanza di questo manufatto sta nella datazione, collocabile tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, e nel fatto che testimonia la presenza dei pontefici a Perugia, una delle città papali dello Stato della Chiesa. La città, tra il 1216 e il 1305, fu sede di ben cinque conclavi, era uso infatti eleggere il nuovo pontefice nel medesimo luogo dove il predecessore era scomparso.
Il faldistorio è realizzato in ebano, un legno proveniente da terre esotiche e caratterizzato da una particolare durezza e resistenza. Un’essenza preziosa segno di regalità, adatta cioè al capo della Chiesa. Completamente decorato a incisione e intaglio, presenta eleganti animali e motivi geometrici.

Il manoscritto di Acri
Dai secoli passati sono giunti fino a noi degli oggetti preziosi e ricercati, i codici miniati. Al Museo del Capitolo ne sono conservati oltre 40 datati tra il VI e il XVI secolo, cioè un lasso temporale di mille anni. Di alcuni di essi non si conosce la storia mentre di altri si ha la certezza che furono realizzati per la Cattedrale di San Lorenzo.
Dalla lontana città di Acri proviene un importante manoscritto appartenuto ai Canonici del Santo Sepolcro e portato a Perugia dopo la caduta dei cristiani in Terra Santa nel 1291. Si tratta di un messale, cioè un libro che raccoglie testi per la messa. Il testo è scritto su pergamena e contiene alcune miniature. La grafia è attribuita a un amanuense di cultura francese, mentre le miniature mostrano la mano di due artisti formati attraverso la conoscenza della cultura pittorica occidentale, con forti suggestioni veneziane. Questo oggetto testimonia l’esistenza di un ponte tra due sponde del Mediterraneo, tra Oriente e Occidente.





