San Francesco d’Assisi: la conversione

La crisi e l’inizio della conversione di San Francesco

Dalle Armi alla Croce

La prigionia terminò dopo più di un anno e Francesco fece ritorno ad Assisi presso la sua famiglia. Il suo corpo e la sua mente erano segnati e minati dalle privazioni e dall’asprezza della prigionia: aveva conosciuto il volto terribile della guerra. La convalescenza fu lunga e la trascorse in casa come un infermo; poi lentamente tornò ad uscire. Tuttavia, la bellezza del mondo non lo catturava più come prima: stava vivendo una crisi personale, un momento di ripensamento su se stesso e sulla sua vita. Desiderava ancora seguire le orme del padre e arricchirsi? Diventare un cavaliere era ancora un obiettivo da perseguire? Trascorsero alcuni anni e a Francesco si presentò una nuova occasione, un nobile assisano stava preparando una spedizione per andare a combattere in Puglia e stava reclutando uomini. Francesco vide la possibilità di concretizzare i sogni alimentati dai romanzi cavallereschi che aveva letto, cioè percorrere la via delle armi e riuscire a essere creato cavaliere.

Quando si stava preparando alla partenza fece un sogno in cui vide un palazzo pieno di armi e bandiere con la croce, un episodio raffigurato poi da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi, all’interno del quale vi era anche una giovane sposa. Interpretò il tutto come un presagio di successo e si sentì rafforzato nel suo intento di partire per la guerra. Con l’evolversi della vita del futuro Santo si comprese come il sogno alludesse alle armi spirituali di cui il giovane era dotato e che avrebbe poi messo a servizio di Dio e della Chiesa.

Il sogno di Spoleto e la chiamata di Dio

Il viaggio di Francesco si arrestò molto presto: sentendosi male si fermò a Spoleto dove udì una voce che gli chiese dove intendesse andare e poi gli disse:

«Chi credi che ti possa fare più del bene, un signore o il suo servo?».

«Il signore», rispose il giovane.

«E allora perché lasci il signore per seguire il servo e il principe per il suo sottoposto?»

«Signore, cosa vuoi che io faccia?»

«Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare, perché quella visione deve essere interpretata in un altro modo.»

L’incontro con il lebbroso e San Damiano

Una Nuova Vita

Francesco rifletté su entrambi i sogni che aveva fatto e decise di tornare indietro ad Assisi, seguendo le parole che aveva appena udito. Riprese a partecipare alle feste, ai banchetti, alla baldoria con gli amici; si concedeva però anche momenti di meditazione, si isolava, percorreva la campagna in solitudine. Un giorno incontrò un lebbroso e, anziché allontanarsi, gli baciò la mano, gli offrì del denaro e si lasciò poi abbracciare, come si racconta in Con Francesco – Immersive Experience. L’incontro con il lebbroso fu il primo di una serie di accadimenti che segnano la conversione di Francesco.

Qualche tempo dopo, mentre era raccolto in preghiera nella chiesetta di San Damiano, si racconta che udì una voce provenire dal crocifisso ligneo posto sull’altare: «Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va dunque a ripararla». Finalmente sentì di avere uno scopo da perseguire, diede quindi del denaro al prete che custodiva la chiesetta perché facesse ardere una lampada davanti a quel crocifisso; poi prese delle stoffe dalla bottega del padre, montò a cavallo e andò a Foligno dove vendette tutto. Tornato a San Damiano, consegnò il denaro ricavato al sacerdote e chiese di poter vivere con lui: il prete rifiutò i soldi ma accettò il giovane.

Il conflitto con Pietro di Bernardone

Inevitabilmente Francesco incappò nell’ira del padre per avergli sottratto le merci e il denaro, decise così di nascondersi in una grotta; era diviso tra il desiderio di abbandonare tutto, anche la famiglia, e seguire il suo nuovo sentimento e i timori per ciò che una tale rottura avrebbe comportato. Tornato in città, venne deriso e schernito finché Pietro di Bernardone, furioso e umiliato per il comportamento del figlio su cui aveva riposto tante aspettative, lo rinchiuse in uno sgabuzzino sperando che rinsavisse. Qualcuno, forse la madre, lo liberò.

La rinuncia ai beni e la scelta radicale

Rinunciare per ricominciare

Pietro, sdegnato e deciso a farsi valere, citò il figlio ladro davanti ai consoli; questi recapitarono un mandato di comparizione a Francesco che però, mostrando notevole acume, si dichiarò penitente e, come tale, non sottoposto all’autorità comunale ma a quella ecclesiastica. Dunque, Pietro e suo figlio comparvero davanti al vescovo di Assisi, il quale redarguì il Poverello per essersi impossessato di beni che non gli appartenevano. Per tutta risposta Francesco dichiarò che avrebbe restituito il maltolto: si spogliò degli abiti, come ha illustrato Giotto negli affreschi della Basilica Superiore vi mise sopra i denari che ancora aveva e consegnò il tutto al padre.

Il distacco definitivo era avvenuto e per Francesco iniziava una nuova vita, tutta da sperimentare. Solo, nudo, infreddolito e affamato scappò nel bosco come i cavalieri dei romanzi che tanto amava; venne percosso e insultato da alcuni briganti, poi finalmente a Gubbio venne accolto da un vecchio amico, Giacomo Spadalonga, colui che secondo la tradizione gli fornì il primo saio.

Cosa fare in Umbria

L’Umbria è una regione timida che nasconde i suoi tesori. Città che, come scrigni, conservano storia, opere d’arte, botteghe artigiane e tradizioni locali. Cantine e frantoi che, come custodi, mantengono viva l’eccellente cultura del vino e dell’olio. Monti e grotte, fiumi e laghi rappresentano lo scenario ideale per innumerevoli attività. Il cuore verde d’Italia è un santuario della natura dove perdersi negli echi di ere remote.

Dicono di noi What people say about us