Ne “I Fioretti di san Francesco” viene narrato uno degli episodi più conosciuti e affascinanti in cui il Santo interagisce con una creatura.
Gubbio, 1220 circa. Francesco, già provato nel corpo dalla dura vita che conduceva, continuava a viaggiare. Si trovava a Gubbio quando venne a sapere che un lupo feroce si aggirava nelle campagne e arrivava a spingersi in città, tanto da indurre gli abitanti a girare armati temendo di essere attaccati. L’animale, infatti, non si limitava a uccidere altre bestie ma metteva a repentaglio anche gli uomini, gettando così la città nella paura.
L’incontro tra san Francesco e il lupo
Il Poverello, sebbene sconsigliato, prese la decisione di incontrare la bestia, uscì dalle mura con alcuni fratelli e presto l’animale comparve: «il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così: “Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona”»
Il lupo rallentò, chiuse le fauci, si avvicinò a Francesco e si gettò ai suoi piedi. Allora il Santo gli parlò dei “malefici” che aveva commesso contro le creature di Dio, persino contro uomini “fatti alla immagine di Dio”; per questi atti avrebbe meritato la forca tuttavia, disse, «io voglio, frate lupo, far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa, e né li uomini né li cani ti perseguitino più». A questo punto il lupo, muovendo la testa, la coda e le orecchie, diede segno di assenso.
Il patto di pace tra il lupo e la città di Gubbio
Francesco promise al lupo che si sarebbe adoperato affinché gli eugubini lo sfamassero ma solo a patto che lui non nuocesse loro mai più, «Allora il lupo levando il piè ritto, sì ‘l puose in mano di santo Francesco».
Il racconto prosegue narrando di come il lupo ammansito visse due anni a Gubbio, accudito dagli eugubini che gli permettevano di entrare nelle loro case liberamente.
La memoria storica del lupo di Gubbio
Quando l’animale morì di vecchiaia venne amorevolmente sepolto e parte della sua tomba è ancora oggi esistente. Infatti, nella cripta della chiesetta di San Francesco della Pace si trova la pietra che ricopriva la tomba del lupo. Fu trovata nel 1873 poco distante dalla chiesa e ricopriva una tomba contenente uno scheletro di animale che, studiato dal veterinario Giovanni Spinaci, si rivelò appartenere ad un lupo.
Il luogo dove avvenne l’incontro tra Francesco e il lupo è, secondo la tradizione, quello dove sorge la chiesa della Vittorina che è anche il primo insediamento dei frati francescani in città.
Il significato simbolico del lupo di Gubbio
La vicenda di san Francesco e il lupo di Gubbio, letta in chiave metaforica, offre vari spunti interpretativi. La tradizione tende a vedere nel lupo la figura metaforica di un fuorilegge, un brigante che faceva della violenza contro gli altri il suo modo di vivere. Il suo comportamento nasceva però dal bisogno, dalla fame, dall’esclusione dal contesto sociale. E tale lettura apre ad una profonda riflessione sulla gestione del male e del conflitto all’interno della società, rendendolo uno dei Fioretti dal significato più attuale. Il lupo non rappresenta soltanto un animale feroce, ma simboleggia la violenza, l’istinto incontrollato e, più in generale, tutto ciò che la comunità percepisce come minaccia. Gli abitanti di Gubbio reagiscono a questa minaccia con la paura e con il desiderio di eliminare il lupo, mostrando una risposta basata sulla repressione. San Francesco, invece, propone una via alternativa fondata sul dialogo e sulla responsabilità reciproca: riconosce la colpa del lupo, ma ne individua anche la causa nella fame e nell’emarginazione.
Attraverso il patto tra il lupo e la città, il racconto suggerisce che il male non si vince con la distruzione dell’altro, ma con la sua integrazione in un sistema di regole condivise. In questa prospettiva, la pace non appare come un miracolo improvviso, bensì come il risultato di un equilibrio costruito nel tempo, in cui ciascuna parte è chiamata a cambiare comportamento. La metafora diventa così attuale anche per il presente: una società giusta non è quella che elimina il “lupo”, ma quella che ne comprende le cause e lavora per trasformare il conflitto in convivenza.





