San Damiano
La voce del crocifisso e la missione di Francesco
Era probabilmente l’autunno del 1205 quando Francesco sentì parlare il crocifisso ligneo che si trovava sull’altare della chiesetta di San Damiano. Questa era un piccolo edificio situato fuori dalle mura di Assisi e immerso nella campagna umbra, un luogo che divenne molto importante per il Santo.
San Damiano e le origini del francescanesimo
Tempo dopo, intorno al 1212, a San Damiano si stabilì Chiara con le Povere Dame, le sue prime consorelle; ne fecero il primo convento francescano femminile.
Per questi due fatti che vi accaddero San Damiano è considerato un luogo delle origini del francescanesimo.
«Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Và dunque e restauramela», si sentì dire Francesco mentre era raccolto in preghiera davanti alla croce. Mise in pratica alla lettera quanto gli era stato chiesto. L’estate successiva, infatti, egli decise di riparare la chiesetta diroccata lavorando come muratore e andando in giro a elemosinare le pietre. Per i penitenti era una pratica usuale quella di dedicarsi ai lavori manuali di rifacimento di edifici sacri rovinati, Francesco dunque mette in atto un qualcosa che non era insolito a quei tempi.
La chiesetta, che ancora oggi si ammira nel complesso di San Damiano, potrebbe risalire al VII – VIII secolo e la prima menzione documentaria che la riguarda risale al 1030. Potrebbe essere stato un monastero che, al tempo di Francesco, stava cadendo in rovina. Esisteva la piccola chiesa a navata unica con presbiterio rialzato e cripta; è questo l’edificio che il Santo ristruttura e in parte costruisce, realizzando il dormitorio soprastante alla chiesa. Successivamente vennero attuati nuovi ampliamenti man mano che la comunità delle clarisse andava crescendo, sino ad arrivare alla struttura attuale del complesso.
Il Cantico delle Creature
Nel 1225, nell’anno precedente al trapasso, Francesco era molto malato e trascorse un periodo a San Damiano accudito dalle clarisse. Qui compose il celebre Cantico delle Creature, un inno al Creatore celebrato attraverso tutte le sue creature. È considerata la prima poesia in italiano volgare ed è una laude che parla anche del rispetto e della cura verso il mondo naturale in tutte le sue manifestazioni, un concetto più attuale che mai e che si inserisce nel dibattito per la salvaguardia del Pianeta.
Rivotorto
Il Sacro Tugurio e la vita dei primi frati
«Dimorava allora il Padre con i suoi figli in un luogo vicino ad Assisi, chiamato Rivo Torto, dove sorgeva un tugurio abbandonato da tutti: una stamberga così angusta, che solo a gran fatica potevano sedersi e distendersi. Spessissimo erano privi di pane, e si nutrivano di rape ottenute in elemosina mendicando qua e là. L’uomo di Dio aveva scritto i nomi dei fratelli sulle travi del tugurio, così che, chiunque volesse riposare o pregare, potesse riconoscere il proprio posto, senza far rumore e turbare il raccoglimento, in un rifugio tanto piccolo e stretto.» (Leggenda dei Tre Compagni, cap. 13)
Nelle fonti letterarie che narrano la vita del Santo, in particolare nella Leggenda dei Tre Compagni e nella Vita Prima di Tommaso da Celano, si racconta che Francesco trascorse del tempo a Rivotorto, una frazione pianeggiante di Assisi, dove viveva dentro un tugurio, cioè una umilissima capanna che fungeva da ricovero per animali e pastori.
I primordi dei Frati Minori
All’ingresso del santuario si legge incisa nella pietra la frase Hic primordia fratrum minorum, cioè sono qui i primordi dei frati minori. Tra il 1209 e il 1211 Francesco con alcuni primi seguaci visse in quest’angolo di campagna umbra. Non lontano dal tugurio si trovava un lebbrosario dove i frati portavano il loro conforto ai malati.
La Protoregola e il viaggio a Roma
Tra il 1209 e il 1210 Francesco, nel periodo della permanenza a Rivotorto, si recò a Roma per presentare a papa Innocenzo III la sua forma di vita ispirata al Vangelo; il pontefice approvò a voce questa cosiddetta Protoregola e autorizzò i frati minori a predicare.
La ricostruzione del santuario
Nel 1405 frate Francesco Saccardo ricostruì il Sacro Tugurio basandosi su disegni antichi e solo nel Seicento venne edificata una prima chiesa sulle strutture che avevano accolto il Santo.
L’edificio attuale, in stile neo gotico e costruito con la pietra rosa del Subasio, risale alla metà dell’Ottocento, venne infatti ricostruito dopo il terremoto del 1854 che distrusse la chiesa del XV secolo.
La Porziuncola
La Porziuncola e la nascita dell’Ordine
Già dal 1208 Francesco era solito recarsi alla Porziuncola, allora una piccola chiesa immersa nella rustica campagna della Valle Umbra. Si tratteneva a pregare la Vergine Maria, cui era dedicato il sacello.
La Porziuncola apparteneva ai monaci benedettini del monte Subasio e Francesco chiese loro di poterci vivere accanto con i suoi fratelli. La proprietà della chiesa volle che rimanesse dei monaci per non infrange il voto di povertà. Dal 1211 i frati si stabilirono permanentemente in quel luogo e si adoperarono per restaurare l’antico edificio risalente forse al IV secolo, vivendo pienamente la Parola di Dio.
Santa Maria degli Angeli e la spiritualità francescana
Ben presto Santa Maria degli Angeli divenne il centro della spiritualità francescana, chiamata da Francesco “madre e capo di tutte le chiese dell’Ordine”, il luogo dove tornare e dove incontrare i fratelli, soprattutto nei Capitoli Generali del neonato ordine.
Presso la Porziuncola accaddero alcuni fatti fondamentali nella storia del francescanesimo.
È qui che nel 1211 giunse Chiara, appena fuggita di casa, e venne accolta dal suo amico Francesco, indossò l’abito monacale e con lui diede vita al ramo femminile dell’ordine, le Povere Dame.
Il Perdono di Assisi
Sempre qui, nel 1216, il Santo ebbe la visione di Gesù e della Vergine Maria ed ottenne la grazia che chiunque si rechi alla Porziuncola con spirito di pentimento può ricevere l’indulgenza plenaria. Venne stabilita così la Festa del Perdono di Assisi.
Infine è in questo luogo delle origini che il Santo volle essere portato nel 1226 sentendo approssimarsi la fine della vita terrena e dopo la sua morte, con la crescita dell’ordine, si iniziarono ad edificare delle strutture permanenti che potessero accogliere i frati, un vero e proprio convento.
La basilica e la Porziuncola oggi
Nel 1569 presero avvio i lavori della basilica attuale che racchiude e protegge la Porziuncola sotto la sua grande cupola, un segno inconfondibile nel panorama della Valle Umbra.
L‘Eremo delle Carceri
Un luogo di silenzio e contemplazione
L’Eremo delle Carceri si trova sul monte Subasio, immerso in un fitto bosco di lecci, poco sopra la città di Assisi. Il nome “Carceri” non va inteso nel senso moderno di prigione, ma deriva dal latino carcer, che indicava un luogo appartato e isolato, ideale per la preghiera e la meditazione.
L’eremitaggio francescano
Agli inizi del XIII secolo, san Francesco scelse questo luogo come spazio di ritiro spirituale. Qui si recava frequentemente per pregare in solitudine, meditare e ritrovare il silenzio, lontano dalla vita comunitaria che si svolgeva alla Porziuncola. Francesco e i suoi compagni non fondarono un vero e proprio convento, ma utilizzarono le grotte naturali e semplici capanne come rifugi temporanei. Le celle erano estremamente povere e destinate esclusivamente alla preghiera individuale.
L’Eremo delle Carceri divenne così un modello di eremitaggio francescano, diverso dai luoghi della predicazione e della vita comunitaria: uno spazio dedicato all’ascesi, al raccoglimento interiore e al contatto diretto con la natura. Secondo la tradizione, proprio in questo luogo Francesco meditava sulla creazione e predicava agli uccelli, riconoscendo in ogni creatura un segno della presenza divina.
Le Carceri nei secoli
Nei secoli successivi, tra il XIV e il XV secolo, l’eremo fu progressivamente ampliato e reso più stabile. Vennero costruite alcune celle in muratura, una piccola chiesa e ambienti comuni per i frati, pur mantenendo un’architettura semplice e sobria, in armonia con l’ambiente naturale circostante.
Ancora oggi l’Eremo delle Carceri è un luogo di preghiera e di silenzio, affidato ai frati minori, e rappresenta una delle mete più suggestive del percorso francescano. Esso conserva intatto il significato originario voluto da San Francesco: uno spazio di contemplazione, povertà e profonda comunione con la natura.





