Il Duomo di Spoleto

L’uomo e la sua creazione: la Cattedrale di Santa Maria Assunta

Il Duomo di Spoleto: un palinsesto di pietra e luce

Il Duomo di Spoleto è un edificio così potente per la sua bellezza da impressionare chiunque percorra la scalinata che si apre, all’improvviso, tra i vicoli medievali. Il colpo d’occhio panoramico, però, non deve trarre in inganno: non si tratta solamente di una scenografia unica, ma soprattutto di uno spazio monumentale in cui è possibile leggere nitidamente le tracce del tempo.

Il Duomo attraverso i secoli: dalla distruzione alla rinascita

La storia della cattedrale attraversa i secoli e affonda le sue radici alla fine della dominazione longobarda, tra l’VIII e il IX secolo. L’edificio è documentato nel 956 con il nome di Santa Maria in Episcopio. Si tratta di un’intitolazione non casuale: in questa zona della città, ai margini delle antiche mura che circondavano Spoleto, si sviluppò il cuore religioso con il palazzo vescovile, le spoglie di san Primiano e la vicina chiesa di Sant’Angelo. A partire dal 1069 il complesso assunse ufficialmente la funzione di cattedrale (“Chiesa madre dell’episcopio spoletino”, come recita un documento dell’epoca) e lo spazio venne radicalmente modificato per edificare una chiesa più grande.
La svolta architettonica e politica avvenne nel XII secolo. Nel 1155, infatti, Federico Barbarossa assediò e rase al suolo Spoleto, distruggendo gran parte del tessuto urbano. La ricostruzione della cattedrale divenne così il simbolo della rinascita e dell’orgoglio della città ferita. Dopo la consacrazione celebrata da papa Innocenzo III nel 1198, la cattedrale fu completata nel 1216 con la nuova e definitiva dedicazione a Santa Maria Assunta.

 

La firma umana nel divino: le opere di Solsterno e Alberto Sotio

Nel 1491 fu aggiunto il portico rinascimentale che ancora oggi si innesta sulla facciata romanica. Su quest’ultima campeggia un lucente mosaico che raffigura Cristo benedicente fra la Vergine e san Giovanni, realizzato dal maestro Solsterno nel 1207.
Una piccola curiosità iconografica: se si osserva con attenzione la figura di Gesù, si noterà che la mano destra levata in atto di benedizione compie un gesto particolare, nel quale il pollice e l’anulare si toccano. Questa posizione delle dita deriva dal mondo bizantino, si chiama benedizione “alla greca”, ed è carica di significati cristologici. Inoltre, nell’opera sono chiaramente visibili il nome dell’artista e l’anno di realizzazione. Si tratta di un dettaglio affatto scontato per l’epoca: in pieno Medioevo, l’artigiano-artista firma la sua creazione perché desidera che il proprio nome resti impresso nel tempo.
Anche un’altra opera capitale, conservata all’interno, è datata e firmata: il celebre Crocifisso dipinto da Alberto Sotio nel 1187, realizzato su pergamena applicata su una tavola sagomata. Questo manufatto è un pezzo unico nella storia dell’arte medievale: oltre a essere uno dei più antichi esempi superstiti di croce dipinta (nella tipologia del Christus Triumphans, il Cristo vivo che trionfa sulla morte), rappresenta una delle rarissime testimonianze del XII secolo che riportano sia la datazione sia il nome dell’autore.

 

Le grandi modifiche architettoniche

I lavori e le modifiche nel Duomo di Spoleto proseguirono nei secoli successivi. Alla fine del Trecento, il vescovo Galardo commissionò la decorazione delle pareti interne con un ciclo di affreschi – oggi purtroppo perduto – dedicato alle storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, affiancate dalle vicende dei Santi legati alla città.
Il grande stravolgimento architettonico avvenne però tra il 1638 e il 1644 per volere del cardinale Francesco Barberini (Firenze 1597 – Roma 1679), nipote di papa Urbano VIII e già arcivescovo di Spoleto dal 1608 al 1617. L’intervento seicentesco, eseguito dall’architetto fiorentino Luigi Arrigucci (1575 – 1647), si sovrappose completamente alla struttura romanica trasformandola in chiave barocca. Fortunatamente, i lavori risparmiarono l’incantevole pavimento duecentesco della navata centrale, realizzato a motivi cosmateschi e composto da preziosi frammenti di porfido, serpentino e marmi antichi.

Vista della navata centrale della cattedrale di Spoleto. Il pavimento in serpentino, porfido e pietra conduce all'abside interamente affrescato.

 

La stagione del Rinascimento

Filippo Lippi

Nel Quattrocento la cattedrale si aggiornò rapidamente con le novità pittoriche del Rinascimento toscano. Venne incaricato il celebre e richiestissimo maestro fiorentino Filippo Lippi (1406 –1469), che decorò il catino absidale tra il maggio del 1467 e l’ottobre del 1469, anno della sua improvvisa morte. L’abside è affrescata con le Storie della Vergine, a cui la chiesa è dedicata, divise in quattro scene principali: l’Annunciazione, la Natività, la Dormitio Virginis e la grandiosa Incoronazione.
Le spoglie mortali del pittore trovarono sepoltura proprio all’interno della cattedrale, legando eternamente l’artista al suo capolavoro. Fu il signore di Firenze, Lorenzo il Magnifico, a richiedere e finanziare il monumento sepolcrale in suo onore nel transetto destro; il monumento fu disegnato dal figlio d’arte Filippino Lippi, mentre l’epitaffio in versi celebrativi fu composto dall’umanista Agnolo Poliziano.

Vista grandangolare dal basso dell'abside affrescato da Filippo Lippi.

 

Il Pinturicchio

Pochi decenni dopo, la cattedrale accolse un altro grande maestro. La Cappella del vescovo Costantino Eroli, situata all’inizio della navata destra, fu affrescata nel 1497 dal pittore umbro Pinturicchio, appena rientrato in patria dopo i successi ottenuti in Vaticano al servizio dei papi. Nella calotta l’artista raffigurò Dio Padre benedicente, mentre sulla parete principale dipinse la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Leonardo, immersi in un dolcissimo paesaggio lacustre. Quella che appare come una composizione pacata e lineare nasconde, in realtà, una raffinata profusione di dettagli decorativi in oro e grottesche che meritano di essere scoperti dal vivo.

Affresco del Pinturicchio nella cappella del vescovo Eroli all'interno della cattedrale di Spoleto.

 

Tesori e devozione nella Cappella delle Reliquie

Oltre ai grandi cicli pittorici, l’interno del Duomo custodisce oggetti di altissimo valore storico e devozionale. Tra questi spicca la venerata icona bizantina con l’immagine della Vergine, donata alla città dallo stesso Federico Barbarossa nel 1185 come solenne segno di pace e riconciliazione dopo le distruzioni del passato.

Infine, merita una sosta prolungata la Cappella delle Reliquie, sorta sull’area della primitiva chiesa di San Primiano. Qui, incorniciata da monumentali armadi lignei cinquecenteschi intagliati e decorati con figure di profeti e sibille, si conserva una delle reliquie francescane più importanti al mondo: una lettera autografa di san Francesco d’Assisi. Scritta in caratteri minuscoli su una sottile pergamena, la lettera fu inviata dal santo al compagno frate Leone per confortarlo in un momento di smarrimento spirituale, e rappresenta una delle pochissime testimonianze scritte di pugno dal Poverello giunte fino a noi.

INFORMAZIONI

Località
Piazza del Duomo, 2, 06049 Spoleto PG

Orari
1 Marzo – 31 Ottobre

Lunedì – Sabato:
8:30 – 19:00

Domeniche e Festivi:
8:30 – 19:00

1 Novembre – 28 Febbraio
Lunedì – Sabato:
8:30 – 18:00

Domeniche e Festivi:
8:30 – 18:00

Contatti
info@secretumbria.it
3701581907

By Elena Aloia

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